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Eretto nella seconda metà del XV secolo (dal 1486 al 1492) da Ferdinando I D’Aragona a difesa del Regno, il Castello di Pizzo, che si erge sulla parte occidentale della cittadina consacrata a S. Giorgio, è costituito da un massiccio corpo quadrangolare con due torrioni cilindrici angolari di cui la torre grande, detta torre “Mastra”, è di origine Angioina (1380 circa). E’ stata l’ultima costruzione a torri cilindriche. Il Maniero, dalla parte che si affaccia sul mare, scende perpendicolarmente sulla rupe, dall’altra, una strada ha oggi preso il posto del preesistente fossato che lo circondava e sul quale un ponte levatoio ed una porta, ne consentivano l’accesso. Nelle sue sale, si svolse l’avvenimento che, come scrisse Alessandro Dumas, fece divenire Pizzo, “una delle stazioni omeriche dell’Iliade napoleonica”. Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone, in un estremo tentativo di riconquistare il suo regno, sbarcò alla Marina di Pizzo domenica 8 ottobre 1815, tentando di far sollevare la popolazione contro Ferdinando IV di Borbone. Ma il tentativo non riuscì. Gioacchino e il suo piccolo drappello furono sopraffatti e rinchiusi nel castello, dove 5 giorni dopo, a seguito di un processo sommario, l’ex re di Napoli venne condannato a morte dal governo borbonico. Egli affrontò la prigionia ed il giudizio, cui venne tanto precipitosamente sottoposto, con orgoglio e dignità, che conservò fino all’ultimo, onorando la sua fama di uomo coraggioso. Rimane di quegli ultimi istanti, la nobilissima lettera da lui scritta alla moglie e il ricordo della fierezza con cui volle comandare egli stesso il plotone d’esecuzione invitando i soldati a mirare al cuore per salvare il viso. Il suo corpo, trasportato nella Chiesa Matrice di S. Giorgio Martire, fu sepolto in una fossa comune al centro della Chiesa dove una pietra tombale ricorda il nome e la memoria di un Re, che, “seppe vincere, seppe regnare, seppe morire”.
Gli ultimi giorni di vita di Murat sono stati ricostruiti all’interno del Castello attraverso una rappresentazione scenografica: manichini in costume e a grandezza naturale riproducono i momenti più significativi dalla prigionia al processo, fino alla fucilazione. Monumento Nazionale (3 giugno 1892) e Museo Provinciale Murattiano (8 maggio 2003), il Castello Murat è aperto tutto l’anno. E’ continuamente visitato da migliaia di turisti che nelle sue sale, possono ammirare documenti storici, tra cui una Biblioteca Tematica Murattiana e Napoleonica, stampe e piante sulle origini aragonesi del castello, copie e riproduzioni di cimeli murattiani, una collezione originale di monete ottimamente conservate che va dal 578 d.c. al 1860, un busto marmoreo di Murat, realizzato dallo scultore francese e suo amico personale, Jean Jaques Castex e che venne donato al Castello di Pizzo, nel 1950, dalla principessa Nicole Murat, discendente del Re di Napoli.
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